Pillole di benessere per la tua Alimentazione

Pillole di benessere per la tua Alimentazione

Progetto in collaborazione con

MASTER NUTRIPESA

Nutrizione di popolazione, Educazione e Sicurezza Alimentare

Università degli Studi di Padova

a cura della Prof.ssa Maria Pia Rigobello

ALIMENTI BIO

Innanzitutto bisogna chiarire che, se riferito ad un alimento, il termine “bio”, abbreviazione dell’aggettivo “biologico”, può essere usato commercialmente solo se la produzione, la conservazione e il confezionamento dell’alimento rispettano le norme dettate dal Regolamento CEE, cioè adottando sistemi di coltivazione e allevamento a ridotto impatto ambientale e rispettosi del benessere degli animali, sottoposti al sistema di controllo europeo (che deve risultare in etichetta) lungo tutti i passaggi che portano il prodotto sulle nostre tavole.

Per quanto riguarda i vegetali, l’agricoltura biologica prevede che non vengano utilizzati pesticidi e prodotti chimici di nessun tipo, che il terreno sia sufficientemente lontano da fonti di inquinamento, che non vengano utilizzati conservanti né coloranti e che la confezione non ceda nessuna sostanza all’alimento, in modo da poter ragionevolmente escludere la presenza di residui estranei (tossici o no). Quindi la lavorazione di questi prodotti deve essere separata da quella dei prodotti “non bio”.

Allo stesso modo, nell’allevamento degli animali da macellazione o da produzione di latte non devono essere utilizzate sostanze con azione farmacologica, devono essere loro forniti un ambiente confortevole (pascoli, cortili ecc.) e un’alimentazione sana, priva di contaminanti chimici che potrebbero poi passare nella carne e nel latte. Il loro trasporto deve essere organizzato in modo tale da evitare il più possibile uno stress all’animale. Anche per questo settore esistono precise normative della CEE con i relativi controlli che devono essere certificati nella scheda che accompagna l’animale.

Naturalmente gli stessi criteri di allevamento sono richiesti, dalla normativa europea, anche per gli allevamenti ittici (acquacoltura) che devono fornire un ambiente di crescita ampio e adatto alla specie, in acque ricche di ossigeno e prive di inquinanti e con l’esclusione dell’uso di qualsiasi sostanza farmacologica. In tutti i casi sono escluse le manipolazioni genetiche essendo ammessi solo gli incroci naturali. Lo scopo di tutto ciò è ovviamente quello di favorire la salute del consumatore ma anche di abbassare il dispendio energetico aumentando nel contempo il rispetto per l’ambiente e la sostenibilità della produzione alimentare ma, ovviamente, ciò comporta dei costi che si riflettono inevitabilmente sul prezzo finale del prodotto. Un alimento biologico deve essere riconoscibile da un’etichettatura adeguata e con un imballaggio chiuso per consentire una reale tracciabilità.

Dal punto di vista strettamente nutrizionale, però, non vi sono grandi differenze tra prodotti convenzionali e “bio”. Ad esempio, la polpa di una mela fornisce circa gli stessi nutrienti, che sia “bio” o no ma, se lo è, sarà possibile mangiare con tranquillità anche la buccia, priva di contaminanti, ma ricca di fibre, vitamine e antiossidanti. La frutta “bio” potrebbe essere di proporzioni minori e con delle irregolarità. Allo stesso modo la carne “bio” sarà priva di residui farmacologici, meno grassa e più compatta di quella proveniente da animali da allevamento convenzionale. Ognuno di noi, a livello personale, può trovare la sua motivazione in uno o più dei molteplici aspetti citati come la coscienza ecologico-sociale, il prezzo e l’aspetto del prodotto, la sensibilità a certe sostanze come i residui di ormoni o di interferenti ormonali (in particolare nell’età dello sviluppo), alcune caratteristiche organolettiche come la densità della polpa in alcuni vegetali (ad es. quella dei pomodori “bio” è spesso meno acquosa), la salvaguardia di specie ittiche, delle quali gli esemplari selvatici sono sempre meno, consumando quelle di allevamento.

Bisogna fare attenzione alle denominazioni usate nei prodotti alcune delle quali, come ad esempio “da agricoltura naturale” non sono sinonimi di “bio” il cui uso, come si è detto, è attentamente normato dalla CEE e questo ci riporta all’importanza della lettura dell’etichetta sui prodotti che ci accingiamo ad acquistare.

Riassumendo le peculiarità dei prodotti “bio”, potremmo dire che provenendo essi da animali che non hanno assunto né antibiotici né ormoni, anche il loro latte ne è privo e la carne è mediamente meno grassa ma più ricca di acidi grassi ꞷ3 e acido linoleico. Le uova sono, in generale, più gustose perché le galline che le producono crescono allevate a terra e sono alimentate con mangimi controllati, spesso addizionati con olio di lino e quindi contengono più vitamina A e acidi grassi ꞷ3. Per quanto riguarda i vegetali, molto dipende dalle caratteristiche del terreno nel quale sono stati coltivati ma, in generale, hanno un contenuto di acqua di solito inferiore e quindi il gusto è più intenso e le sostanze nutritive risultano più concentrate (maggior contenuto di microelementi come ferro, manganese e rame, di vitamine come acido folico, vitamine A e E, fenoli e antiossidanti come carotenoidi, flavonoidi e altri). Inoltre, essendo stato fertilizzato con concimi a base di letame / compost, torba, alghe, il terreno non trasmette alcun contaminante chimico alla pianta che inoltre non ha avuto nemmeno alcun trattamento chimico esterno.